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SuperDwight open The All-Star Weekend 2008

John Vasigill  18/02/2008 - 15:56   
Dopo lo spettacolo del venerdì e del sabato (lo show balistico di Boobie Gibson e l'Mvp del Rookie Challenge conquistato con ben 11 triple mandate a bersaglio, la raffica di canestri di Kapono nello Three Point Shootout e la stupenda schiacciata di Dwight Howard arriva finalmente il momento che tutti gli amanti della palla a spicchi d'oltre oceano stavano aspettando: la partita della domenica. L'evento per il quale, per un motivo o per un altro, vale sempre la pena dire: «Io c'ero». E "IO", John Vasigill, "C'ERO".
Il momento di vedere i 24 migliori giocatori tutti sullo stesso legno, nella stessa serata e negli stessi 48 minuti di gioco.
Un All Star game particolare: il primo di Kevin Garnett (anche se da spettatore) nella Eastern Conference la stessa che questa sera dice addio ad un suo assiduo frequentatore degli ultimi anni Jason Kidd già pronte con le valige in macchina con destinazione Dallas, il primo da migliore formazione nella Western di Conference per la squadra che ospita il tutto: i New Orleans Hornets.
Kidd, James, Wade, Bosh ed Howard da una parte, Iverson, Bryant, Melo Anthony, Duncan e Yao dall'altra e via allo spettacolo. E che spettacolo: tre possessi e tre schiacciate (Bosh, Wade e Howard) per inaugurare ed aprire le danze. Meno "show time" i primi canestri dell'Ovest che in difesa, o presunta tale, si vedono recapitare un bel cammeo ricamato Kidd-James (12:7).
La domenica dei "padroni di casa" stenta a decollare (Yao un pesce fuor d'acqua come al solito in questo tipo di partite, mentre la notte delle stelle di Kobello termina dopo solo 2 minuti con il losangelino in panca con una vistosa fasciatura e borsa di ghiaccio legata alla mano) ed allora tocca alla selezione in maglia blue tentare il primo allungo, in attesa che quelli del "West" decidano di scendere in campo anche con la testa (18:7 al 6'). Detto fatto. Terminato il tempo degli "starter", Byron Scott e Doc Rivers mischiano le carte (Nash da una parte ed il trio Pistons dall'altra) e il gap è ricucito.
Il finale di primo periodo è di Paul Pierce che mette la propria firma al nuovo allungo alla sirena del primo stop and go (34:28).
La fase di transizione verso quello che in questo giorno ed occasione resta l'unico momento di vera pallacanestro (il quarto periodo) continua al ritorno in campo dopo il primo mini break, ma prima della sirena dell'intervallo lungo James, Kidd e Dwigth Howard decidono che è arrivato il momento di mettere un po' di pepe ad una serata al quanto soporifera con tre azioni al di sopra del ferro tanto per usare un eufemismo (da highlights puro quella dove lo Spalding passa tra le mani di Kidd, poi quelle di LJ23 per poi finire schiacciato al canestro dal nuovo Superman dell'era moderna) che fa scaldare anche il numeroso pubblico di New Orleans che sarebbe sempre giunto all'appuntamento per tifare gli altri (59:50 al 19').
Dopo di che il resto dei secondi 12 minuti di gioco vanno in archivio con la sola perla rappresentata della tripla di sinistro, in corsa e da otto metri di uno svogliato Rasheed Wallace (che ha dovuto rinunciare ad un weekend romantico con la moglie alle Bahamas per sostituire l'infortunato numero 5 dei Boston Celtics) e gli 11 punti di Brandon Roy, prima di trasferirsi tutti negli spogliatoi sul 74:65 lasciando il proscenio allo show musicale, naturalmente stile Jazz, di Harry Connik Jr. che si è esibito insieme ad Ellis Marsalis, Dr. John, Davell Crowford, Art and Ivan Neville, Allen Toussaint e Jonathan Baptiste.
Terminato il "music time" è di nuovo tempo di tornare in campo ed il copione non è certo diverso da quello visto nei primi 24 minuti: si corre e si segna da una parte e dall'altra, gli attacchi hanno ancora la meglio sulle difese (91:77 con 12 di Bosh e 17 di James) cosi come i viaggi al di sopra della linea del ferro dell'Est è sono maggiori rispetto a quelli degli avversari (98:87). In questo gioco ed in questa serata, mai fidarsi dello "sceneggiatore" che può cambiare le carte in tavola in un amen per regalare almeno 12 giri di lancette di pallacanestro di alto livello. Ancora una volta detto fatto e la Western Conference da una mano allo sceneggiatore di cui sopra riaprendo il discorso con uno scatenato Paul (16 e 14 assist) che inizia a porre le basi per la propria candidatura ad Mvp. L'idolo di casa apre e chiude il 10-2 di parziale con il quale l'Ovest riduce prima e pareggia poi il conto della gara con l'11esimo assist dello stesso Paul per Stoudemire (110:110).
Il match si infiamma in un amen e da match da circo si trasforma in un nano secondo nell'ultimo periodo di una partita vera e propria ed allora si iniziano a vedere addirittura anche le difese. Stoppata di James su Paul da una parte, stoppata di Duncan su James dall'altra e ultimi 5 minuti che da leccarsi i baffi. Il secondo vantaggio di serata dell'Ovest porta il nome dell'Amare di Phoenix poi però è "Ray Allen Show": raffica di sei punti della guardia dei Boston Celtic ed Est che torna con la testa avanti sul 125:122 al 46'.
Sembra finita, potrebbe essere finita, ma c'è sempre Chris Paul che rimette le cose a posto ed è ancora parità a quota 125. Nell'ultimo giro di lancette succede di tutto: a New Orleans appare il vero "Mister 4periodo" con Lebronio che schiaccia a difesa schierata sulla faccia di Duncan e Nowitzki, fallo in attacco di Paul, ed i canestri di Wade (14) ed Allen (28) mandano i titoli di coda sulla vittoria dell'Est col punteggio finale di 134:128.
MVP: Niente da fare. Non riesce il tentativo di rimonta e di conquista a casa sua da parte di Chris Paul ed allora la statuetta del Most Valuable Player di questo All Star game non poteva che andare a lui: Lebronio James. Il talento di St. Vincent and St. Mary chiude la propria serata con 27 punti, 8 rimbalzi e 9 assist in poco più di 30'.
«Non volevamo perdere – le prime parole di LJ dopo aver alzato il trofeo – siamo sempre stati avanti poi nel quarto periodo c'è stata una loro rimonta, ma siamo stati bravi nel portare a casa la vittoria».
Da New Orleans, per Radiobazooki, John Vasigill.
 
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