Brainmover 23/01/2007 - 12:14
"[...] Ti incacchi con presentatori ingrati, stipendiati da innamorati, casi umani spesso interpretati da attori improvvisati, ballerini incalliti giudicati da maleducati, loro saranno famosi? Noi saremo frustrati!" (Caparezza, L'Età dei Figuranti)

Non so se Amici, il talent show di Mediaset, sia stato analizzato da qualche sociologo o simili durante questi sei anni di edizioni. Certo è che i dati auditel stanno sicuramente dalla parte della bionda presentatrice e il suo buffo modo di reggere il microfono.
Non è dato sapere che parte sociale dell'italica terra (dei cachi e di analfabeti di andata e ritorno) concorra a sollevare la percentuale dello share del sabato pomeriggio e domenica sera del biscione, ma il sospetto cade su quella grossa fetta di donne grandi e piccine estasiate dalle evoluzioni grammaticali e musicali degli illuminati protagonisti.
Perché "questo reality è una scuola vera e propria dove vi partecipa una classe di 26 alunni scelta appositamente con le selezioni, ove vi sono ragazzi, tra i 18 e i 25 anni, che aspirano a diventare cantanti, ballerini di Jazz, Hip Hop e danza classica, attori e ginnasti artistici."
Il presupposto fondamentale è quindi pdeudopedagogico: "prendo una capra e ne farò un grande artista". Capita invece che le capre rimangano tali, anzi si circondino di pastorelli buoni nemmeno per il presepe che per un anno propinano a loro e al mondo la loro strambe visioni di scuola e arte.
Oltre ai concorrenti e alla despota bionda, c'è infatti una grande varietà di sedicenti istruttori e grandi esperti, attorniati da uno stadio di isterici pronti ad accapigliarsi su fatti o detti apparentemente incomprensibili.
E così il cocktail è pronto: da febbraio a giugno, tutti gli anni, la "fase finale". Si canta, si balla, si celebra il mondo spensierato. Ma non bastano la voce buona o le chiappe strette a fare un artista, ci vuole qualcosa di più. La sola tecnica, specie se è becero scimmiottamento di cose che spesso non si capiscono, non può che scadere nel ridicolo. O nell'avanspettacolo, ma forse è proprio quello che si voleva. Visto che la società che produce i programmi della coppia De Filippi - Costanzo, la Fascino, scodinzola la sua banda di wannabe-someone in giro per l'etere (e per l'italia) a. E' un circolo molto infimo e vizioso. E non cedete a chi vi dice "si lo so, ma a me piace vederli ballare": l'alternativa non sono i film kazaki sottotitolati in ceco e nemmeno la corazzata Potëmkin. Anche un buon porno ha più dignità, più senso, più attrattiva e più arte (pur non pretendendo di farla). Male che vada potrete rispondere "si lo so, ma a me piace vederli scopare".